L’approccio sistemico relazionale, utilizzato in psicologia e in psicoterapia, analizza il funzionamento dell’individuo immerso nel suo contesto relazionale, sociale, culturale. In particolare, l’attenzione è posta sul sistema di relazioni della persona: secondo questa prospettiva, sono proprio le relazioni a definire e influenzare i pensieri, le emozioni, le decisioni e i comportamenti degli individui.

Sebbene nasca nella terapia familiare, questo tipo di approccio può essere considerato come una cornice teorica di riferimento anche per la pratica della mediazione familiare, contesto nel quale, spesso, una decisione importante come quella di separarsi può avere effetti a breve o lungo termine negli altri membri della famiglia.

UN ESEMPIO : TRADIMENTO DI CHI?

Riporto una situazione che mi è capitata di affrontare, nel corso della mia professione di mediatrice familiare.

I signori I. e N. si presentano al Servizio di mediazione e appaiono in forte conflitto coniugale; raccontano di essere ancora sposati, e di essere arrivati al servizio su consiglio del loro avvocato. La signora infatti, aveva telefonato giorni prima per avere un appuntamento, indecisa se separarsi o meno, in seguito al tradimento del marito. La loro richiesta, al primo colloquio, è quella di capire se la mediazione sia il luogo adatto per loro. Viene quindi spiegato come funziona il servizio e vengono raccolte alcune informazioni in più sulle loro richieste, sui loro bisogni e sui loro vissuti al momento.

Dal colloquio e dalla storia familiare emerge come l’evento destabilizzante del tradimento del marito sia avvenuto in concomitanza con l’uscita di casa della figlia secondogenita, quasi trentenne. Nella lettura del genogramma e della loro storia familiare una sorta di “corrispondenza temporale” tra i due eventi merita sicuramente attenzione.

In seguito al tradimento del padre, la figlia secondogenita telefona anch’ ella al servizio di mediazione, per essere ascoltata in un colloquio individuale, in merito alla conflittualità dei genitori, anche se, apparentemente, non è stata direttamente coinvolta.

Un dato interessante è il fatto che la figlia abbia chiesto aiuto allo stesso servizio che ha preso in carico i genitori, come se inconsapevolmente ci tenesse lei stessa a capire e essere coinvolta nel risolvimento della faccenda intera.

La figlia, durante il colloquio individuale, mostra un tono accusatorio e rimproverante verso il padre e sembra non capacitarsi del gesto del padre “Eravamo felici, perché lo ha fatto?”. Emerge diverse volte, durante il colloquio, la profondità del rapporto esistente tra lei e il padre.

La rilettura del colloquio ha portato a pensare che probabilmente al padre, con l’uscita di casa della seconda figlia, sia mancato un punto di riferimento importante e possa essersi sentito in qualche modo “abbandonato” dalla figlia. Allo stesso modo, la figlia riporta un vissuto di rabbia nei confronti del padre, come se fosse stata tradita anch’ella.

La vicenda ha delle ripercussioni anche sulla sua vita attuale; racconta di sentirsi “in colpa” per essere uscita di casa e non riuscire a dedicarsi alla sua nuova vita di coppia con il compagno. È visibile un invischiamento quindi della ragazza nel rapporto con i genitori.

Queste sono alcune riflessioni che il colloquio individuale con la figlia hanno portato.

La nostra riflessione ci riporta al fatto che, se i compiti evolutivi non sono stati sufficientemente elaborati durante le varie fasi del ciclo di vita, non si hanno lo spazio e le energie mentali necessarie per passare al compito evolutivo successivo.

Nel colloquio introduttivo con la coppia, parallelamente, si è cercato di comprendere il motivo del tradimento, nello specifico il motivo che abbia spinto il marito a cercare una donna più giovane, che ritroviamo nella ricerca di attenzioni per sentirsi “vivo”.

Un ulteriore dato interessante riguarda il fatto che, nella storia di vita della signora il tradimento sia un evento già avvenuto in precedenza; racconta infatti di come il padre a sua volta tradiva la madre. Prima di giungere alla nostra attenzione, un ulteriore tradimento si era verificato da parte del marito, che era stato perdonato. Dal suo punto di vista, non sembra disposta a perdonare nuovamente il marito.

Raccontano che la figlia non è a conoscenza della precedente relazione del padre e di come lei abbia un’idea di genitori “perfetti”.

È importante sottolineare come spesso le rappresentazioni, cioè le idee che un membro della famiglia ha nei confronti di altri, spesso non coincidenti con la realtà, influenzino i pensieri e gli atteggiamenti nei confronti degli altri membri familiari.

Inoltre nel ciclo di vita familiare, la fase di uscita di casa dei figli giovani-adulti è un momento molto delicato che può perturbare l’equilibrio di tutta la famiglia. La coppia coniugale si ritrova, forse per la prima volta, a fare i conti con un vuoto da elaborare. Se prima le attenzioni erano convogliate, chi più chi meno, sulla cura dei figli, ora bisogna trovare il modo per re-investire tutte le energie su altri progetti, sia personali sia di coppia. Allentare la presa della coppia genitoriale per rilanciare la coppia coniugale.

Nel caso qui presentato, si nota un forte intreccio fra nodi irrisolti nelle tre generazioni (dei nonni, della coppia coniugale, della figlia). E’ risultato quindi necessario effettuare i colloqui in parallelo per raccogliere le richieste, i bisogni, ma anche le sofferenze e i punti di vista di ognuno. In questo modo è stato possibile avere un focus familiare, mettendo insieme i “pezzi” avuti dai vari membri della famiglia, per comprendere maggiormente le esigenze familiari e quindi aiutarli a superare l’impasse che si era venuto a creare.

E’ stata quindi utilizzata questa fase di “pre-mediazione” per leggere e approfondire la situazione a livello familiare, oltre a  prendere in carico le richieste di ognuno, considerato come individuo, ma facente parte di un sistema più complesso, ovvero il sistema familiare, nel momento in cui alcuni eventi di vita importanti e destabilizzanti avevano luogo, come l’uscita di casa di una figlia, e cercando di comprendere come il tradimento possa aver avuto ripercussioni nei vari membri della famiglia.

 È stato condotto in seguito un colloquio congiunto tra tutti e tre per metterli a confronto, in modo da comprendere le reciproche sofferenze e i reciproci bisogni e per far circolare le informazioni. In questa sede, la figlia è stata rassicurata sul fatto che non è stata lei la responsabile del tradimento ed è stata legittimata da entrambi i genitori a convogliare le sue energie nella sua nuova vita di coppia, lasciando a loro il compito di risolvere i nodi irrisolti.

L’IMPORTANZA DEI SIGNIFICATI

L’utilizzo dell’approccio sistemico relazionale in mediazione non deve essere, quindi, inteso come una semplice trasposizione di tecniche dalla terapia alla mediazione familiare, ma come un vero e proprio quadro teorico di riferimento, in grado di dare senso a ciò che avviene in una coppia (o in una famiglia nel nostro caso, dal momento che è stata presa in carico anche la richiesta della figlia) nel processo di separazione, e in grado di orientare le scelte del mediatore, come quella di includere il contributo e il punto di vista della figlia rispetto alla propria sofferenza portata.

Quello che si vuole sottolineare in un percorso di mediazione non è un’analisi degli eventi in senso lato, ma l’attribuzione di significati che hanno avuto per il singolo i vari eventi del ciclo di vita, quali il matrimonio e la creazione della coppia, la nascita dei figli, l’uscita di casa dei figli, così come i vissuti di ognuno rispetto ad alcune situazioni particolari e destabilizzanti come il tradimento, il conflitto di coppia o uno dei sentimenti che porta le coppie a rivolgersi al servizio di mediazione.

Di Elisa Rizza

 

Biliografia 

Mazzei, D. La mediazione familiare, il modello simbolico trigenerazionale, Raffello Cortina editore 2002.

Cigoli V., Intrecci familiari, Raffaello Cortina, Milano 1997.

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