In funzione dei quadri patologici riscontrati in un paziente e della valutazione neuropsicologica, possono essere proposti percorsi differenti di interventi. Esistono due principali tipologie di interventi rivolti ai pazienti, la riabilitazione neuropsicologica e la stimolazione cognitiva, cui può essere affiancato un lavoro coi caregiver.

RIABILITAZIONE NEUROPSICOLOGICA

La riabilitazione neuropsicologica si rivolge ai pazienti che hanno riscontrato deficit cognitivi a seguito di eventi acuti (es. ictus) per i quali è definita, in termini temporali, una finestra di recupero data dai fenomeni di plasticità cerebrale. Il cervello umano è infatti un organo capace di adattarsi ai cambiamenti, modificando la connettività delle diverse aree; la naturale “plasticità” può essere sfruttata in modo mirato per ottenere dei benefici per il paziente.
In termini di riabilitazione si parla di attività “restitutive” e “compensative”. Le prime sono mirate ad allenare ed incrementare direttamente le competenze colpite dal danno, per le quali ci si aspetta un potenziale recupero. Le seconde sono invece mirate a trovare strategie alternative per permettere al paziente di sopperire a deficit che non possono essere recuperati; in tal caso verranno proposti anche l’uso di strumenti da integrare nel quotidiano (ad es. agende, sveglie ecc.). 
La durata di un percorso riabilitativo viene definita in termini clinici a partire dalla natura dell’evento, dalle abilità residue del paziente e dalla sua risposta al percorso riabilitativo. 

 

STIMOLAZIONE COGNITIVA

Questa seconda tipologia di intervento è adatta a pazienti con quadri degenerativi ed ha come scopo il mantenimento delle abilità cognitive nel tempo: in questo caso le attività saranno più ecologiche, basate quindi non tanto su esercizi per allenare focali funzioni cognitive quanto ad aiutare il paziente nell’uso di strategie funzionali che gli permettano di adattarsi al meglio alle richieste quotidiane sulla base delle sue risorse residue. Trattandosi di patologie che hanno un andamento degenerativo, il lavoro potrà essere ridimensionato all’incrementare delle difficoltà.
La stimolazione cognitiva può essere applicata anche nel caso del normale invecchiamento con lo scopo di incrementare le risorse residue nel soggetto anziano.
Tutte le attività proposte lavorano parallelamente sul piano della consapevolezza del paziente del deficit e sulla sua accettazione, monitorando quindi il suo quadro emotivo. Come nel caso della valutazione, esistono criteri clinici che definiscono la possibilità di proporre o meno un percorso di riabilitazione neuropsicologica o stimolazione cognitiva. Viene inoltre valutato l’indirizzamento del paziente verso un percorso di tipo psicologico.

 

Lavoro rivolto ai caregivers

Spesso nel caso di pazienti neurologici il lavoro coinvolge coloro che se ne occupano ossia i caregivers.
Dall’esito della valutazione verranno date indicazioni chiare ed esaustive sul quadro emerso. L’intervento al caregivers sarà quindi psico-educativo e mirato a dare competenze per facilitare la gestione del paziente, permettendogli di essere parte integrante anche del percorso riabilitativo.
A questo si aggiungerà un lavoro di supporto legato alla costruzione della rete, ossia delle possibili risorse (figure professionali, associazioni ecc.) da coinvolgere per migliorare la qualità della vita propria e del paziente. Ovviamente verrà valutato anche l’inserimento in un percorso di supporto psicologico per poter affrontare le difficoltà emotive reattive alla situazione.