Che cos’è e a cosa serve la Consulenza Pedagogica?
La consulenza pedagogica è un percorso di accompagnamento pensato per chi sta attraversando un momento di trasformazione, una scelta complessa o una difficoltà nelle relazioni familiari e quotidiane.
A chi si rivolge:
- Genitori e famiglie: per gestire fatiche educative, conflitti con i figli o trasformazioni familiari (come separazioni o nuovi equilibri).
- Adolescenti e giovani: per affrontare scelte scolastiche, momenti di crescita e passaggi evolutivi.
- Adulti: per fare chiarezza in momenti di stallo, rileggere la propria storia o affrontare decisioni importanti
Siamo Chiara Zuffrano e Silvia Lamperti, pedagogiste, e nel nostro lavoro integriamo il dialogo pedagogico con pratiche filosofiche, narrative e di scrittura autobiografica.
Lavoriamo all’interno dell’équipe multidisciplinare del Centro di Psicologia, garantendo una collaborazione costante con le psicologhe per offrire un supporto completo e attento alla complessità di ogni storia.
Come funziona la Consulenza Pedagogica?
La consulenza pedagogica, così come la intendiamo, non è il luogo in cui un esperto dice a qualcuno che cosa dovrebbe fare. Non esistono ricette valide per tutte le famiglie, così come non esiste un unico modo giusto di essere genitori, figli, adolescenti o adulti.
Il nostro compito è piuttosto quello di accompagnare le persone a comprendere meglio ciò che stanno vivendo, facendo emergere risorse, possibilità e significati che spesso, nei momenti di fatica, diventano difficili da vedere.
Ci interessa costruire insieme domande capaci di aprire possibilità:
- Che cosa sta accadendo in questo momento della nostra storia?
- Che cosa ci sta chiedendo questo cambiamento?
- Quali modi di agire continuiamo a ripetere?
- Che cosa possiamo lasciare andare?
- Quali risorse possediamo già?
- Che cosa desideriamo costruire?
In questa prospettiva sentiamo particolarmente vicina la riflessione di Luigina Mortari sulla cura: prendersi cura significa prestare attenzione all’esperienza, sostare presso ciò che accade e creare le condizioni perché ciascuno possa trovare il proprio modo di esserci.
Allo stesso tempo, il pensiero pedagogico di Riccardo Massa ci ricorda che l’educazione non riguarda soltanto ciò che diciamo o insegniamo, ma anche i contesti, le relazioni, le posture e i modi attraverso cui abitiamo un’esperienza.
Stare accanto anche quando è difficile
Non abbiamo paura di stare accanto al dolore e allo spaesamento che la vita, a volte, ci mette davanti. Possiamo sostare anche lì, senza avere fretta di aggiustare o cancellare ciò che fa male, cercando insieme parole capaci di accogliere l’esperienza.
Dare un nome a ciò che accade può permettere di riconoscere e integrare parti di noi, rileggere la propria storia e, poco alla volta, trasformare anche una situazione critica in una possibilità di cambiamento.
La cura, per noi, non coincide con l’eliminazione della fatica: significa anche costruire le condizioni perché quella fatica possa essere pensata, narrata e attraversata senza esserne interamente definiti.

Il nostro metodo: prendersi cura anche attraverso le parole
Per questo, accanto al dialogo, utilizziamo la scrittura autobiografica e le pratiche narrative.
Scrivere permette talvolta di vedere ciò che, mentre lo viviamo, rimane confuso. Mettere in parole un’esperienza significa poterla osservare da un’altra prospettiva, riconoscere connessioni, dare un nome alle emozioni, interrogare le proprie convinzioni e scoprire significati nuovi.
Non occorre “saper scrivere”. La scrittura che proponiamo non ha finalità letterarie e non viene giudicata. È uno strumento di conoscenza e di cura di sé: una possibilità per avvicinarsi alla propria esperienza con attenzione e delicatezza.
Anche le pratiche filosofiche ci aiutano a creare uno spazio nel quale non sia necessario trovare immediatamente una soluzione. Possiamo sostare nelle domande, cambiare punto di vista, mettere in discussione ciò che sembrava scontato e immaginare possibilità differenti.
Affrontare le fatiche educative ritrovando possibilità di scelta
Diventare genitori, crescere insieme ai propri figli, affrontare l’adolescenza, ridefinire ruoli e confini, prendere decisioni educative, attraversare separazioni, cambiamenti scolastici o familiari: ogni passaggio modifica gli equilibri e chiede nuove forme.
La crisi, in questa prospettiva, non è soltanto qualcosa da risolvere. Può diventare anche un momento nel quale ciò che conoscevamo non basta più e siamo chiamati a cercare un altro modo di stare nelle relazioni.
La consulenza pedagogica può allora diventare uno spazio di accompagnamento nei passaggi della vita, dove non essere soli davanti alle domande e alle scelte.
Non cerchiamo di sostituirci alle persone nelle decisioni che le riguardano. Cerchiamo, al contrario, di restituire loro possibilità di scelta: riconoscere ciò che già possiedono, comprendere ciò che desiderano custodire o trasformare, trovare strategie sostenibili e coerenti con la propria storia.
La sinergia con l’équipe di psicologia del centro
La complessità delle storie personali e familiari richiede anche la capacità di riconoscere i confini e le specificità delle diverse professionalità.
Per questo lavoriamo all’interno di un’équipe multidisciplinare, in collaborazione con colleghe psicologhe, quando la situazione richiede l’integrazione di sguardi e competenze differenti.
Il confronto tra professioniste dell’area psicologica permette di prenderci cura delle situazioni nella loro complessità, mantenendo chiari i diversi ambiti di intervento e costruendo, quando necessario, percorsi condivisi e integrati.
L’importanza di tornare a Sé
Crediamo che la pedagogia possa offrire uno spazio prezioso proprio quando la vita cambia forma: non necessariamente per eliminare ogni difficoltà, ma per comprenderla, attraversarla e trasformarla in occasione di conoscenza e cambiamento.
Perché prendersi cura delle relazioni significa, qualche volta, cominciare dal concedersi il tempo di guardarle.
E prendersi cura degli altri passa anche dalla possibilità di prendersi cura di sé, della propria storia e del modo in cui scegliamo di abitarla.
Imparo a guardare
a imprestare lo sguardo
a chi ha urgenza di tana
imparo a ospitare.
Custodisco con cura le parole
poi le silenzio per il suono
di un’altra lingua
per questo sentire nostro
acuto e pugnalante
che non attenua gli urti
lascia il male cosí com’è
e accoglie tutte le ferite
come cani randagi
con improvvisate ciotole d’acqua
e parole poche smarrite
maldestre. Mani grandi
sorrisi abitabili.
Vivere è ospitare.
Chandra Candiani da ‘La domanda della sete’ (Einaudi)
Desideri un tempo e uno spazio per fare chiarezza? Se stai attraversando un momento di cambiamento, una scelta importante o una fatica educativa e relazionale, possiamo parlarne insieme.
Contattaci per prenotare un primo colloquio con la dott.ssa Chiara Zuffrano o la dott.ssa Silvia Lamperti, Pedagogiste – consulenza pedagogica, pratiche filosofiche e scrittura autobiografica.