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Non sei in ritardo: riscoprire il proprio ritmo oltre le scadenze degli altri

Di Miriana Colanino e Camilla Donati

Provi un senso di ansia che non riesci bene a definire? A volte pensi di non essere al punto della vita in cui dovresti essere? Senti il peso delle aspettative sulla tua vita? Provi fatica nell’essere sempre performante a tutti i costi? Ti senti in una situazione di stallo?

Non stai sbagliando, sei nel tuo ritmo.

Con un percorso di psicoterapia possiamo lavorare insieme su queste sensazioni, per fare ordine nel caos interno e distinguere cosa è davvero importante per te da ciò che arriva dall’esterno. Capiamo meglio di cosa si tratta….

Una fatica diffusa

Sentirsi “fermi” o “in stallo” è un tipo di malessere molto diffuso, e non solo tra i giovani-adulti. Si fa fatica a descriverlo anche perché spesso lo si vive con grande senso di imbarazzo e confusione, fino ad una vera e propria crisi esistenziale.
Nella nostra esperienza clinica, incontriamo spesso persone che arrivano in studio descrivendo un momento di stallo. È un malessere che ha rallentato o messo in pausa qualcosa di importante, come l’università, il lavoro o i propri progetti di vita. Sotto questa superficie, batte spesso un desiderio forte di tornare a vivere davvero, anche quando non è ancora chiaro in quale direzione muoversi.
Molti portano con sé l’idea dolorosa di essere in ritardo, come se esistessero tappe giuste e scadenze valide per tutti che loro non riescono a rispettare. Questa percezione si traduce frequentemente in un’ansia che accende il corpo, diventando invalidante e di difficile decifrazione.

Mettere ordine nel bagaglio emotivo

Spesso il punto di partenza è la necessità di fare ordine in quello che definiamo un bagaglio emotivo molto pesante, dove si mescolano ferite, traumi e dubbi sul proprio valore personale. In questo caos interno, è facile sentire solo la voce di un altro che critica e mortifica, soffocando quel “bambino libero e curioso” che custodisce la forza vitale e le aspirazioni di ciascuno.
Anche il rapporto con la famiglia d’origine emerge come un nodo centrale: un legame amato e odiato, difficile da mettere in discussione e da salutare per avviarsi verso una vita davvero autonoma.

Dalla “riparazione” rapida alla scoperta di sé

All’inizio del percorso, la richiesta è quasi sempre quella di togliere il sintomo, di fare in fretta a sistemare qualcosa che non va per poter tornare a essere come prima. Tuttavia, nel lavoro terapeutico, accade qualcosa di diverso: la prospettiva si sposta verso la ricerca di un significato più ampio, concedendosi il tempo necessario per la trasformazione.
Si passa dalla crisi dovuta allo spaesamento al coraggio di riscoprirsi, rinnovarsi, osare ed evolversi. Questo processo permette di distinguere finalmente cosa è davvero proprio e cosa no, portando a compiere scelte che non sono più risposte a modelli esterni, ma diventano finalmente sentite e non imposte.

Uno spazio di collaborazione e ascolto profondo

In questo spazio, offriamo un luogo in cui potersi fermare davvero, liberi dalla pressione di doversi adattare a tempi predeterminati o a modelli esterni. È uno spazio sicuro anche per esplorare tematiche legate all’identità, al genere e all’orientamento sessuale, senza dover rientrare in aspettative altrui o definizioni rigide.
Cerchiamo di offrire uno scambio adulto, capace di prendersi cura della realtà emotiva della persona senza minimizzarla o etichettarla precocemente. Attraverso l’ascolto dei vissuti corporei e l’uso di canali immaginativi che vanno oltre la cognizione, restiamo insieme nell’incertezza, che sappiamo essere spaventosa ma anche ricca di possibilità.

Coltivare la propria scintilla speciale

Il nostro obiettivo non è fornire soluzioni preconfezionate, ma sostenere la costruzione di una linea del tempo personale che rimetta al centro l’autenticità e la storia di ognuno. In ogni percorso, cerchiamo di essere testimoni dei piccoli permessi che le persone iniziano a darsi e dei traguardi che portano in terapia. Lavorare in questo modo ci appassiona perché, dietro la sensazione di sentirsi persi, scopriamo ogni volta dei giardini nascosti unici, pieni di profumi, colori e possibilità. È un impegno che mira a conoscere e coltivare la scintilla speciale di ciascuno, aiutandola a trovare il proprio modo di stare nel mondo.

Questo percorso di riflessione ci ricorda che la terapia non è una corsa per “sistemare” in fretta ciò che sentiamo rotto, ma un invito a darsi il tempo necessario per costruire un significato nuovo e profondo alla propria storia. Quando ci concediamo di uscire finalmente dalla pressione delle scadenze esterne e dal timore di essere “in ritardo”, iniziamo a costruire una linea del tempo personale che rispetta la nostra autenticità e il nostro vissuto.

Giardini nascosti: cosa succede quando smettiamo di scappare e iniziamo a scoprirci

In questo spazio di ascolto e collaborazione, cerchiamo di stare insieme a voi nell’incertezza, vedendola non solo come un limite spaventoso, ma come un luogo ricco di possibilità.

L’obiettivo è trasformare il malessere e lo stallo in un movimento vitale, dove ogni decisione — dalla carriera alle relazioni — diventi finalmente una scelta sentita e non imposta.

Dott.ssa Miriana Colanino

Allo stesso tempo,

Bisogna guardare con coraggio oltre il peso del proprio bagaglio emotivo per riscoprire quella scintilla speciale che ogni persona custodisce dentro di sé.

Dott.ssa Camilla Donati

È proprio quando smettiamo di scappare dalle parti più spaventose di noi stessi che iniziamo a scoprire quei giardini nascosti unici, pieni di profumi e colori che, nonostante le ferite e i traumi, attendono solo di essere coltivati e finalmente portati nel mondo.

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