Vi è mai capitato di sentirvi sommersi da 1000 domande e nessuna risposta davvero convincente?
Come esserci senza essere invadenti?
Come lasciare andare senza sentirsi esclusi?
Quando è il momento di intervenire e quando, invece, è meglio fare un passo indietro?
Come si mettono dei limiti senza trasformare ogni limite in una battaglia?
Come si può continuare a essere una figura autorevole, senza perdere la dimensione affettiva della relazione?
E soprattutto: come si fa a capire quale sia la cosa giusta da fare, quando non esiste più un modello condiviso a cui fare riferimento?
I vecchi modelli non bastano più. E quelli nuovi sono ancora in costruzione.
Per molto tempo la genitorialità è stata sostenuta da modelli piuttosto chiari, anche se spesso rigidi. C’erano ruoli, gerarchie, regole. La famiglia normativa aveva un modo preciso di definire cosa spettasse agli adulti e cosa ai figli.
Quel modello non funzionava più. E lo abbiamo giustamente messo in discussione. Abbiamo costruito una famiglia più affettiva, più dialogica, più attenta ai bisogni dei bambini e dei ragazzi. Abbiamo imparato a parlare di emozioni, ascolto, empatia, rispetto.
Ma nel passaggio da un modello all’altro è rimasto un vuoto.
Abbiamo smontato un modello che non funzionava, senza avere ancora costruito un modello nuovo e condiviso.
E così oggi molti genitori si trovano a muoversi senza una mappa.
Da una parte ricevono una quantità enorme di informazioni su come crescere i figli: libri, podcast, social, esperti, pedagogisti, psicologi, influencer, scuole di pensiero.
Dall’altra, nella vita reale, le risposte non sono quasi mai così semplici. Perché ogni figlio è diverso, ogni famiglia è diversa, ogni relazione è diversa. E quello che funziona con un bambino può non funzionare più quando quel bambino diventa adolescente.
Quel senso di perdita… necessario per andare avanti.
L’adolescenza è una trasformazione profonda, e questo, per un genitore, può essere difficile, perché accompagnare la crescita significa anche perdere qualcosa.
Perdere un po’ del bambino che conoscevamo.
Perdere il controllo che avevamo.
Perdere alcune abitudini.
Accettare che nostro figlio cominci a costruire una vita che non ci appartiene completamente.
È un passaggio che chiede di lasciare andare senza perdere.
E mentre cambia il figlio, cambiano anche i genitori.
L’adolescenza dei figli può arrivare in una fase della vita in cui gli adulti stanno già attraversando molti altri cambiamenti: nella coppia, nel lavoro, nel rapporto con i propri genitori che invecchiano, nel modo in cui guardano al proprio futuro.
A volte il cambiamento dei figli riapre anche qualcosa della propria storia. La loro adolescenza può incontrare la nostra. E allora diventa ancora più difficile capire dove finisce ciò che appartiene a loro e dove comincia ciò che appartiene a noi.
“Mio figlio fa questo. Mio figlio non fa quello. Come devo fare?”
È una domanda che ascoltiamo spesso, e naturalmente è importante capire che cosa sta succedendo a un adolescente. Ma forse, qualche volta, possiamo provare a spostare lo sguardo.
Partire da noi stessi.
Non per colpevolizzarci, ma per chiederci (con coraggio e apertura): “Come sto io nella relazione con mio figlio?“
Come ascolto?
Come reagisco quando mi sento provocato?
Quanto riesco a tollerare la distanza?
Quando tendo a controllare?
Quando mi ritiro?
Come faccio a contenere senza sovrastare?
Come posso essere presente senza pretendere di essere dentro ogni parte della sua vita?
Sono domande sulla nostra postura nella relazione.
E forse è proprio qui che oggi abbiamo bisogno di fermarci.
Non servono genitori perfetti
Viviamo in un’epoca in cui anche la genitorialità rischia di diventare una prestazione. E se nostro figlio sta male, se si chiude, se si arrabbia, se non ci ascolta, se sembra non aver bisogno di noi, è facile pensare di aver sbagliato qualcosa, scivolando, talvolta, tra due opposti:
- il minimizzare / non voler sentire quello che nostro figlio/a ci sta comunicando, a modo suo…
- e l’interventismo angosciato, il correre ai ripari, ai rimedi ortopedici che ci “aggiustano” quel “qualcosa che si è rotto”…
Ma non è questo che ci serve, davvero, nella vita. I figli non ci chiedono di essere perfetti. E anzi, a volte anche condividere con loro le nostre incertezze, può essere un modello positivo che educa al poter stare nella fatica, nell’incertezza, senza sentirsi per questo del tutto persi. Non servono genitori perfetti.
C’è bisogno di genitori più centrati, più presenti, capaci di stare nella complessità.
Capaci anche di dire: “Non so cosa fare”, e di rimanere comunque nella relazione.
Perché non esiste una ricetta valida per tutti. Esistono relazioni uniche, che hanno bisogno di essere conosciute, ascoltate e continuamente rinegoziate.
La solitudine dei genitori
C’è poi un’altra questione, forse meno visibile. I genitori sono soli, non necessariamente perché non abbiano persone intorno, ma perché manca sempre più spesso uno spazio reale in cui poter dire come stanno le cose. Uno spazio in cui poter raccontare che a volte non si sa cosa fare.
Che si è arrabbiati.
Che si è stanchi.
Che si ha paura.
Che si è feriti dalla distanza di un figlio.
Che qualche volta si ha nostalgia di quando era piccolo.
Che si vorrebbe lasciarlo andare e contemporaneamente tenerlo vicino.
Uno spazio in cui poter scoprire che non siamo gli unici a sentirci così, e in cui poter dire come stanno davvero le cose.
Il confronto con altri genitori non serve a trovare la soluzione giusta, né a sostituire un modello con un altro. Ma il fatto di mettere in comune esperienze diverse, aiuta a farsi quelle domande giuste sulle proprie modalità di stare nella relazione e a riconoscere che, anche in assenza di riferimenti chiari, ciascuno ha già costruito nel tempo delle proprie strategie, dei propri modi di esserci, delle proprie risorse.
Forse abbiamo bisogno di un villaggio… ancora.
Crescere un figlio non dovrebbe essere un compito individuale. L’adolescenza, più di altre fasi della vita, rende evidente quanto sia importante tutto ciò che sta fuori dalla famiglia: la scuola, gli insegnanti, gli educatori, lo sport, gli adulti di riferimento, gli amici, il gruppo dei pari. Ogni incontro può diventare un’occasione per sperimentare altri modi di stare al mondo e, soprattutto, per sentirsi visti.
Per questo pensiamo che accompagnare un adolescente sia una responsabilità che riguarda tutti noi. E che anche i genitori abbiano bisogno di un luogo in cui non dover dimostrare di sapere già come si fa.
Un luogo in cui poter fare aria.
Fermarsi.
Confrontarsi.
Ritrovarsi.
Il nuovo percorso “Tra Radici e Ali: Genitori in Ascolto“
È da tutte queste riflessioni che nasce Tra Radici e Ali: Genitori in Ascolto, il percorso del Progetto Adolescenza del Centro di Psicologia Mera-Gorini dedicato ai genitori di adolescenti.
Non si tratta di un corso per imparare il modo “giusto” di essere genitori, bensì un percorso esperienziale e di gruppo in cui si parte dalle domande. Spazi in-saturi, aperti.
Tre moduli, nove incontri, condotti da psicoterapeuti e pedagogisti insieme a professionisti che lavorano attraverso linguaggi differenti.
Parleremo di relazione, comunicazione, emozioni, conflitto, confini e autorità. Ma anche di postura, della nostra storia, del cambiamento e di quella spinta propulsiva che l’adolescenza porta dentro le famiglie.
Attraverso il confronto nel gruppo, la parola, la scrittura, l’immaginazione, il corpo, il teatro e altri strumenti esperienziali, proveremo a esplorare il nostro modo di stare nella relazione….
Che a volte è un po’ come se fossimo dei funamboli sospesi su una fune….

La nostra sfida professionale non è insegnarvi a “eseguire” un manuale d’istruzioni, ma abilitare come funamboli a trovare il vostro personale equilibrio sul filo della relazione. Invece di istruzioni standard, mettiamo in campo competenze multidisciplinari — dalla clinica della formazione all’ottica sistemica — per provare, insieme, a stare nella complessità e riappropriarvi della vostra storia.
Rifiutare la ricetta significa per noi restituirvi il vostro ruolo: non cerchiamo genitori perfetti che seguono regole, ma genitori centrati e presenti, capaci di scrivere il proprio “diario” educativo passo dopo passo.
Se anche tu sei stanca o stanco delle solite retoriche, della “pedagogia da social”, del perfezionismo… e senti il desiderio genuino di metterti un po’ in gioco, magari decostruendo qualche schema…. sei nel posto giusto.
A breve daremo tutti i dettagli del nostro nuovo “progetto-nel-progetto”, dedicato ai genitori di adolescenti. Stay tuned 🙂


