In questo approfondimento, dedicato all’ADHD in età adulta, esploriamo cosa dicono le ricerche sui potenziali punti di forza legati a questo profilo neurodivergente.
Molte persone con ADHD, sia che abbiano ricevuto una diagnosi durante l’infanzia, sia che convivano con questa condizione senza saperlo fino all’età adulta, si trovano ad affrontare una sensazione persistente di inadeguatezza. Fin da piccoli, ci si sente spesso “diversi”: ci si dimentica facilmente di cose importanti, si fatica a seguire una routine, si perde il filo dei discorsi o delle attività quotidiane, e si ha difficoltà nel pianificare e portare a termine anche compiti semplici. Tutto ciò, specie in contesti scolastici e lavorativi, può compromettere profondamente il senso di autostima.
Eppure, accanto a queste difficoltà, molte persone con ADHD raccontano anche di sentirsi in qualche modo “speciali”: dotati di un’energia travolgente, di una creatività fuori dal comune, di intuizioni rapide e brillanti. Si intuisce l’esistenza di un potenziale interiore, spesso non facile da incanalare ma innegabilmente presente.
Con questa premessa, ci siamo avvalsi di un recente studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Comprehensive Psychiatry (Schippers et al.) per esplorare in modo più rigoroso questa intuizione: esistono davvero dei punti di forza associati ai tratti ADHD? E se sì, quali sono? Come si manifestano e interagiscono tra loro? E quando invece questi tratti possono rappresentare un limite?
Lo studio: risorse cognitive e sintomi nell’ADHD in età adulta
Lo studio in questione ha coinvolto 694 adulti del Regno Unito, con età compresa tra i 18 e i 60 anni, e si è proposto di indagare in modo quantitativo la relazione tra tratti ADHD (valutati tramite un questionario standardizzato) e dieci potenziali “forze” riportate spesso in letteratura qualitativa. Queste forze includevano:
- Iperfocus
- Sensibilità sensoriale
- Flessibilità cognitiva
- Empatia
- Socievolezza
- Umorismo
- Entusiasmo
- Perseveranza (grit)
- Curiosità
- Propensione a mettersi in gioco (“up for anything”)
Cosa emerge dai test sull’ADHD in età adulta: potenzialità e limiti
L’analisi ha mostrato correlazioni positive tra i tratti ADHD e tre forze in particolare:
- Iperfocus: la capacità di concentrazione intensa e prolungata su un compito specifico, spesso legato a un interesse forte.
- Sensibilità sensoriale: una maggiore reattività agli stimoli ambientali, sia negativi che positivi.
- Flessibilità cognitiva: la capacità di cambiare prospettiva, adattarsi e trovare soluzioni alternative.
Questi aspetti sembrano essere inerenti al funzionamento neurodivergente dell’ADHD, cioè non derivano necessariamente da strategie di compensazione, ma potrebbero rappresentare un potenziale nativo.
Al contrario, sono emerse correlazioni negative con:
- Perseveranza: molti soggetti con tratti ADHD tendono a mollare quando l’interesse o la motivazione intrinseca cala.
- Entusiasmo e socievolezza: dimensioni spesso compromesse da difficoltà nel mantenere relazioni stabili o nel regolare il tono emotivo.
- Propensione al rischio e all’esplorazione (misurata come tolleranza all’incertezza): anch’essa più bassa nei soggetti con alti tratti ADHD.
Alcune caratteristiche, come l’empatia, l’umorismo e la curiosità, non hanno mostrato correlazioni significative, suggerendo che possano dipendere maggiormente dal contesto o da altri fattori individuali.
Network analysis: le forze non agiscono da sole
Uno degli aspetti più innovativi dello studio è l’uso della network analysis, una tecnica statistica avanzata che permette di osservare come le variabili si influenzano reciprocamente. I risultati hanno mostrato che le diverse forze non si distribuiscono in blocchi isolati, ma interagiscono e si sovrappongono. Ad esempio, iperfocus e sensibilità sensoriale risultano strettamente connessi ai tratti ADHD, ma anche ad altri punti di forza come la flessibilità.
Questo significa che potenziare un aspetto positivo (come la gestione dell’iperfocus) potrebbe rafforzarne altri (come la flessibilità), suggerendo l’utilità di interventi personalizzati che valorizzino più dimensioni contemporaneamente.

Come gestire l’ADHD in età adulta valorizzando i punti di forza
Conoscere i punti di forza associati all’ADHD può avere molteplici benefici:
- Ridurre l’autostigma e migliorare l’autoefficacia, specie nei soggetti adulti non diagnosticati.
- Guidare scelte educative o lavorative più allineate al proprio funzionamento.
- Creare interventi basati sui punti di forza, affiancando le strategie classiche di gestione dei sintomi.
- Favorire ambienti più inclusivi, capaci di valorizzare le risorse delle persone neurodivergenti.
Lo studio conferma che l’ADHD non è solo un elenco di deficit, ma un insieme complesso di caratteristiche che possono dare il meglio di sé quando vengono riconosciute, incanalate e sostenute nel modo giusto.
In definitiva, il passaggio da una visione solo patologica dell’ADHD a una visione più sfumata e bilanciata, che include anche le potenzialità, non è solo auspicabile: è necessario per favorire benessere, consapevolezza e crescita.
Cosa succede se non si cura l’ADHD?
Comprendere e affrontare l’ADHD in età adulta è fondamentale, perché trascurarlo può avere un impatto significativo sul benessere personale. Le difficoltà non riconosciute spesso alimentano un senso di inadeguatezza, bassa autostima, difficoltà lavorative e relazionali, e una persistente sensazione di fallimento.
Anche alcune caratteristiche potenzialmente positive dell’ADHD — come l’iperfocus, la creatività o la sensibilità — possono trasformarsi in ostacoli se la persona non ha consapevolezza del proprio funzionamento. L’iperfocus, ad esempio, può portare a una sorta di disconnessione dalla realtà, con una percezione distorta del tempo che rischia di far trascurare bisogni primari o priorità importanti.
Senza un solido ancoraggio nel presente, queste risorse rischiano di sabotare anziché sostenere. Ecco perché è così utile coltivare abitudini che favoriscano l’autoregolazione e la consapevolezza di sé — come ad esempio le pratiche di mindfulness — e, quando necessario, intraprendere un percorso clinico che aiuti a comprendere e integrare il proprio modo di funzionare.
Valutare l’ADHD in età adulta: un supporto su misura
Al Centro di Psicologia Mera-Gorini ci occupiamo di valutazione dell’ADHD in età adulta con un approccio integrato che unisce aspetti psicologici clinici e neuropsicologici. Lavoriamo per cogliere l’unicità dei punti di forza e delle fatiche della persona, tenendo conto della fase di vita in cui si trova e delle sue specifiche risorse.
Se desideri approfondire o valutare se l’ADHD in età adulta ti riguarda, possiamo accompagnarti con una valutazione integrata basata su test clinici e neuropsicologici. Puoi contattarci in modo riservato e senza impegno.
BIBLIOGRAFIA
Schippers, L. M., Greven, C. U., & Hoogman, M. (2024). Associations between ADHD traits and self-reported strengths in the general population. Comprehensive Psychiatry, 130, 152461. https://doi.org/10.1016/j.comppsych.2024.152461
Hupfeld, K. E., Abagis, T. R., & Shah, P. (2019). Living “in the zone”: Hyperfocus in adult ADHD. Attention Deficit and Hyperactivity Disorders, 11(2), 191–208. https://doi.org/10.1007/s12402-018-0272-y
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