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Psicoterapia per gli adolescenti: comprendere, accompagnare, sostenere

  • di Stefania Pozzi
  • 10 Novembre 2025
Ragazza adolescente seduta tra le foglie in un parco, assorta nei pensieri.

In questo articolo approfondiamo come lavoriamo con gli adolescenti in psicoterapia, esplorando i segnali di disagio, le domande frequenti dei genitori e il modo in cui il nostro Centro accompagna ragazzi e famiglie nei momenti più delicati della crescita.

Capire il disagio adolescenziale: cosa osserviamo e come interveniamo

L’adolescenza non è una semplice fase di passaggio, ma un processo in movimento continuo.
Quando incontriamo un ragazzo o una ragazza in difficoltà, non ci chiediamo soltanto «Quali sono i primi segni di depressione?» o «Come si manifesta la depressione nei giovani?». Ci chiediamo soprattutto: che cosa sta vivendo questa persona dentro la sua storia, le sue relazioni, il suo corpo in trasformazione?

Nel nostro Centro adottiamo un approccio evolutivo, che non guarda all’adolescente come a un “caso da diagnosticare”, ma come a un soggetto in cambiamento, immerso in un contesto affettivo e sociale che partecipa attivamente alla sua crescita.

L’adolescente nel suo contesto

Un adolescente non arriva mai da solo. Arriva come parte di un ecosistema: famiglia, scuola, pari, mondo digitale, attività extrascolastiche, aspettative culturali.

Uno dei compiti evolutivi centrali è la nascita dell’identità sociale: il bisogno di essere riconosciuti, accettati, scelti. È qui che spesso la sofferenza emerge: il peso dello sguardo dei pari talvolta supera quello dei genitori, mentre rimane forte la paura di deludere la famiglia o di non essere all’altezza.

Quando una madre ci chiede «Come capire se un figlio è depresso?» o «Come posso aiutare un adolescente in crisi?», partiamo proprio dal contesto: non dal sintomo in sé, ma dal sistema di significati in cui quel sintomo è nato.

Separazione e individuazione: crescere senza perdere i legami

L’adolescenza ripropone il grande tema della separazione-individuazione.
Ciò che da bambini avviene nella concretezza (camminare, andare all’asilo, mangiare senza i genitori), ora accade sul piano mentale ed emotivo: riconoscere i genitori come fallibili, accettare di deluderli, prendere distanza dalle immagini idealizzate dell’infanzia.

È un lavoro delicato, spesso faticoso. E quando questo processo si inceppa, possono emergere segnali di disagio: ansia, ritiro, tristezza profonda, irritabilità, crisi identitarie, difficoltà scolastiche.
È soprattutto in questi momenti che i genitori si chiedono: «Quando un adolescente ha bisogno dello psicologo?» oppure «Quando portare mio figlio dallo psicologo?».

Mentalizzare il corpo che cambia

Il corpo, in adolescenza, cambia prima della mente. La pubertà (che oggi arriva precocemente, rispetto al passato) porta trasformazioni rapide, talvolta sconvolgenti. Mentalizzare queste trasformazioni significa dare senso a ciò che si sente: pulsioni, emozioni, sensazioni nuove.
È un esercizio di integrazione: sviluppare una mente capace di ascoltare il corpo senza spaventarsi, distorcere o negare.

Qui emergono spesso ansia e depressione giovanile, soprattutto nelle ragazze, dove i cambiamenti corporei possono avere un forte impatto emotivo. Ed è naturale chiedersi: «Come si cura la depressione in adolescenza?», «Che cosa fare quando un figlio perde motivazione, energia, futuro?».

Proiettarsi nel futuro: un compito in crisi

L’adolescenza è il tempo della possibilità, dell’immaginazione del futuro. Oggi, però, questo orizzonte è diventato fragile: precarietà economica, paure ambientali, conflitti, adulti disillusi. Non sorprende che molti giovani dicano di non riuscire a immaginarsi da grandi.

Alcuni reagiscono con ritiro, apatia, mancanza di slancio.
Altri con un’apparente vitalità, spesso eccessiva, che serve a non sentire il vuoto.
Altri ancora trasformano l’impotenza in impegno etico, impegnandosi per cause sociali, ambientali, culturali.

Accompagnare un adolescente significa anche aiutarlo a ritrovare un orientamento, una direzione interna, un’etica personale che dia significato alle scelte.

La domanda in adolescenza: chi chiede cosa?

Quando un adolescente arriva in studio, arriva sempre con una domanda posta da qualcuno: sé stess*, un genitore, un insegnante, uno specialista.
E questa domanda è già parte del problema — e della possibile soluzione.

Il lavoro clinico parte proprio da qui:

  • Da chi arriva la domanda?
  • Che narrazione è stata costruita attorno al sintomo?
  • Cosa si immagina che debba “fare” lo psicologo?

Sono ben diverse le situazioni quando la famiglia pensa:

  • “Sta male per colpa dei bulli”
  • “È difettoso, aggiustatelo”
  • “È una fase, ma non sappiamo come accompagnarlo”

I percorsi migliori sono quelli in cui almeno un genitore sa chiedersi: «Che ruolo abbiamo noi? Cosa trasmettiamo senza accorgercene? Come possiamo essere parte della soluzione?»

Il sintomo come linguaggio

Nel nostro approccio il sintomo non è mai un’etichetta. È un messaggio evolutivo. Ansia, ritiro, scatti d’ira, provocazioni, posture corporee… tutto può essere letto come un tentativo comunicativo:

  • “Guardami.”
  • “Aiutami a capire cosa mi succede.”
  • “Ascolta quello che non so dire.”

Il sintomo parla dell’adolescente, ma spesso parla anche delle dinamiche relazionali in cui vive.

Il compito clinico: tradurre, restituire, accompagnare

Il nostro lavoro consiste nel:

1. Dare senso al sintomo
Comprendere la sua funzione, inserirlo nel percorso evolutivo, capire che cosa sta comunicando e a chi.

2. Restituire questo senso
Con un linguaggio comprensibile, affettivo, non giudicante, capace di aiutare il ragazzo a riconoscersi in ciò che viene detto e di favorire un cambiamento reale.

La terapia con gli adolescenti è una traduzione emotiva, prima ancora che concettuale. Una traduzione che apre possibilità, piuttosto chiudere dentro etichette diagnostiche.

Molti genitori cercano risposte come «Depressione giovanile: cosa fare?» o «Come uscire dalla depressione giovanile?».
La risposta non è mai una formula, né un elenco di rimedi rapidi.
Il punto è iniziare un percorso di lettura condivisa: ragazzo, genitori e terapeuta insieme.

La dott.ssa Elena Buday, psicoterapeuta esperta nell’adolescenza (istituto Minotauro, Milano), afferma: “La nostra elasticità mentale, quando ci confrontiamo con gli adolescenti, si presta poco a diagnosi strutturali rigide. La struttura si sta ancora costruendo: non possiamo fotografare una realtà così in cambiamento.”

“L’adolescente ha un corpo nuovo. È una seconda nascita. Ciò che è stato acquisito da piccoli nella concretezza deve essere acquisito ora sul piano simbolico: non solo camminare da soli, ma pensare da soli.”

Queste parole esprimono con chiarezza ciò che orienta il nostro lavoro: la terapia con gli adolescenti non può essere rigida, non può fissare, non può definire ciò che è ancora in fieri. Pur senza minimizzare il rischio di psicopatologie conclamate e/o già cronicizzate, la psicoterapia in questa fase evolutiva deve innanzitutto accompagnare, ascoltare, sostenere.

Un lavoro di relazione, fiducia e crescita

La psicoterapia con gli adolescenti è un viaggio complesso, ma spesso straordinariamente generativo.
Richiede pazienza, ascolto, un pensiero che sappia muoversi insieme al cambiamento.
Richiede di credere che, anche nei momenti più difficili, un ragazzo o una ragazza possano ritrovare la propria direzione.

Il nostro lavoro parte proprio da qui: riconoscere la vitalità che c’è sotto la sofferenza, accompagnare l’adolescente a comprenderla e a trasformarla in possibilità

Il nostro approccio: un percorso costruito insieme, con un’équipe dedicata

Se senti che tuo figlio/a sta attraversando un momento complesso, o semplicemente avverti che qualcosa si è inceppato nel suo percorso, possiamo offrirvi uno spazio di ascolto e comprensione. Ecco come funziona:

Primo contatto

Prima di qualunque decisione, ci prendiamo sempre un momento telefonico, gratuito e senza impegno, per capire insieme la domanda che state portando e iniziare da subito a ragionare su quale sia il modo più adatto di avvicinarci alla situazione specifica.

Ogni storia richiede un assetto diverso: a volte è utile incontrare prima l’adolescente, altre volte iniziare dai genitori; in alcuni casi è indicato un colloquio con tutti, o la valutazione del coinvolgimento di altre figure significative o di ulteriori professionisti.
Questo primo contatto serve soprattutto ad accogliere il livello di allarme dei genitori e aiutarli a trasformarlo in un passo concreto e costruttivo, calibrato sui bisogni reali del ragazzo e della famiglia.

Il team dedicato agli adolescenti

All’interno del nostro Centro lavoriamo come équipe, per garantire una lettura ampia, condivisa e accurata della situazione.
La referente del servizio adolescenza è la dott.ssa Stefania Pozzi, psicoterapeuta e coordinatrice clinica, che può prendere in carico l’adolescente, offrire supporto alla genitorialità e, quando indicato, condurre sedute familiari in affiancamento al percorso individuale.
Accanto a lei lavora la dott.ssa Miriana Colanino, con una solida esperienza nella presa in carico di ragazzi con funzionamento borderline, particolarmente utile nei contesti caratterizzati da instabilità emotiva, comportamenti impulsivi o dinamiche relazionali complesse.
Fa parte del team anche il dott. Giulio Corrado, che fornisce consulenze da remoto e supervisioni cliniche interne, esperto in ritiro sociale, dipendenze digitali e tematiche legate alla sessualità.

Un percorso che si crea insieme, passo dopo passo

A seconda della situazione, valutiamo insieme chi sia il professionista più adatto a condurre il primo colloquio, così come della presa in carico successiva, tenendo conto della storia portata, del tipo di difficoltà e anche del feeling umano che si crea — un elemento fondamentale, ma non prevedibile a priori.
Il percorso si costruisce passo dopo passo, ascoltando non solo i sintomi, ma anche le sensazioni, i vissuti e i bisogni dei protagonisti: l’adolescente e la sua famiglia.

Ulteriori approfondimenti sull’adolescenza:

“Non sento nulla, ma voglio piacere”. Capire il vuoto dei giovani di oggi – Centro di Psicologia Varese, di Stefania Pozzi e Giulio Corrado

Ritiro sociale giovanile | Centro di Psicologia Varese, di Giulio Corrado

Coronavirus – LA PROSPETTIVA DI BAMBINI E ADOLESCENTI – Centro di Psicologia Varese, di Maria Fusetti

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Il Centro di Psicologia Mera-Gorini si trova in via Bernascone 18, 21100 Varese, nelle vicinanze del Centro Commerciale Le Corti e del Cinema Multisala Impero.

Lunedì 9:00 – 19:00 | Martedì / Venerdì 9:00 – 20:00 | Sabato 9:00 – 18:00

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