Articolo della dott.ssa Miriana Colanino.
Ti sei mai sentito come se il dolore fosse diventato parte di te, così vicino da non ricordare un momento in cui stavi davvero bene?
Da tre anni lavoro all’interno di una comunità terapeutica per giovani adulti con disturbi di personalità. Questa esperienza ha avuto un ruolo centrale nel definire il mio modo di lavorare, permettendomi di entrare in contatto, in maniera continuativa e profonda, con persone che vivono intense difficoltà relazionali e profonde crisi esistenziali, sia in giovane età sia in età adulta.
Sentirsi “troppo”
Anche nello studio privato incontro spesso persone che arrivano in terapia con una sensazione pervasiva di diversità e un senso di non poter essere aiutati. Persone che si sentono “troppo”: troppo intense, troppo sensibili, troppo esagerate, troppo instabili. Spesso portano una storia relazionale complessa e un dolore che, nel tempo, è diventato parte della loro identità.
Emergono domande centrali, difficili da verbalizzare: chi sono senza il dolore? Se sto meglio, le persone che amo continueranno a vedermi? In molte storie, la preoccupazione dell’altro è stata confusa con l’interesse e con l’amore. Al contrario, l’assenza di allarme o di preoccupazione nei momenti di miglioramento può essere vissuta come distanza o disinteresse, riattivando il funzionamento tipico dei disturbi di personalità.
In questi casi, il ritorno del sintomo diventa un tentativo – spesso inconsapevole – di ristabilire una vicinanza relazionale con le figure di riferimento
Il dolore che si fonde con l’identità
Nei disturbi di personalità, il dolore può diventare familiare, presente nei pensieri, nei gesti, nelle emozioni, fino a sentirsi parte di chi siamo. Spesso è così radicato che non si riesce più nemmeno a dire da quanto tempo si stia male. La sofferenza prende il posto del ricordo di quando si stava bene, rendendo difficile immaginarsi con un funzionamento diverso. A volte il dolore, seppure silenziosamente, diventa pervasivo, influenzando ogni aspetto della vita quotidiana.
La paura del cambiamento
Quando emerge la possibilità di sentirsi meglio, la sensazione può essere sorprendente e destabilizzante. Il dolore, che fino a quel momento dava un senso di stabilità, diventa estraneo. È naturale aggrapparsi ai sintomi: senza di essi ci si sente smarriti, incerti, senza un senso chiaro di sé.
Il dolore nelle relazioni
Durante un colloquio recente con una persona che seguo nella comunità terapeutica, ho riflettuto su quanto il dolore possa influenzare anche le relazioni significative. Spesso mantiene vicine le persone care e crea legami più intensi di quanto sarebbero senza di esso. La preoccupazione di un genitore o di chi ci accompagna può essere percepita come amore intenso. Quando il dolore diminuisce, anche la loro attenzione tende ad alleggerirsi. Non significa che l’affetto sia scomparso, ma che il dolore, che prima teneva insieme i fili dei rapporti, si è attenuato.
Il cambiamento nel modo di sentirsi accuditi può riattivare la paura dell’abbandono, creando incomprensioni nelle relazioni. Per evitarlo, è fondamentale parlarne apertamente, così da permettere ai rapporti di evolvere in modo sano ed evitare che dinamiche, anche se involontarie e dettate dall’affetto, mantengano la sofferenza all’interno della famiglia.
Come uscire da questo dolore? Il ruolo della psicoterapia
Esplorare nuovi scenari
In psicoterapia si lavora per esplorare nuove possibilità. Si impara a percepire sé stessi con maggiore libertà e a capire che il dolore non deve essere il centro delle relazioni. Si scopre che è possibile sentirsi vicini agli altri, ricevere affetto e sostegno, senza che la sofferenza definisca la propria identità. La terapia permette di creare uno spazio più leggero, dove la propria identità può includere nuove esperienze, emozioni e modi di essere.
Verso un Sé oltre il dolore
Il percorso di cura non è mai lineare, ma ogni passo apre a un nuovo scenario.
Il dolore può rimanere, ma non influenza più ogni aspetto della vita. Si scopre di poter esiste oltre la sofferenza, pronti a vivere con sguardi più chiari, azioni più consapevoli e maggiore autenticità.
Articolo a cura della dottoressa Miriana Colanino
Autenticità e consapevolezza sono per me le parole chiave alla base di qualsiasi processo di cura.
Presso il Centro Mera-Gorini, mi occupo di giovani adulti e adulti, con particolare attenzione per i disturbi della personalità, i problemi nelle relazioni interpersonali e le cosiddette “crisi esistenziali”.
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