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Disturbi di Personalità: cosa sono, come riconoscerli e quando chiedere aiuto

La personalità è il modo in cui abitiamo il mondo: come pensiamo, come sentiamo, come ci relazioniamo.
Ognuno di noi ha un proprio stile — unico, relativamente stabile, intrecciato con la storia personale e con ciò che ha imparato, spesso senza nemmeno accorgersene.

A volte, però, alcuni tratti diventano così rigidi e pervasivi da limitare la libertà, creare sofferenza o generare incomprensioni profonde nelle relazioni. In questi casi parliamo di disturbi di personalità.

Che cosa sono i disturbi di personalità?

I disturbi di personalità non sono “difetti del carattere” né scelte consapevoli.
Sono modelli interiori molto radicati, che orientano il modo in cui la persona interpreta la realtà, vive le emozioni e reagisce agli altri.

Secondo i sistemi diagnostici attuali (incluso il DSM-5), questi modelli diventano problematici quando sono:

  • Rigidi: la persona reagisce sempre allo stesso modo, anche quando quel modo non funziona.
  • Pervasivi: si manifestano in molte aree della vita (lavoro, relazioni, famiglia).
  • Stabili nel tempo: non si tratta di “periodi no”, ma di pattern consolidati.
  • Fonti di sofferenza o difficoltà significative nel funzionamento quotidiano.

Una delle caratteristiche più complesse è che il disturbo tende a essere egosintonico: per la persona il proprio modo di funzionare è “normale”, mentre sono “gli altri” a sembrare imprevedibili, ostili o deludenti. Questo rende difficile accorgersi da soli del problema.

Esempi concreti: quando un tratto diventa un problema

Un tratto di personalità, da solo, non è patologico. Il problema nasce quando perde elasticità. Immaginiamo due situazioni:

1. Un uomo che vive costantemente il sospetto di essere manipolato o attaccato

In un nuovo lavoro interpreta ogni gesto come una possibile minaccia: un invito per un caffè diventa un tentativo di controllarlo, un commento neutro sembra un attacco nascosto.
Se il collega si allontana, lui lo conferma: “Lo sapevo, sono tutti contro di me”.

Questo modo di leggere la realtà crea un ciclo chiuso che azzera la fiducia e deteriora le relazioni fino, a volte, a portare alla perdita del lavoro.

2. Una persona che tende a preoccuparsi dei giudizi altrui

Può essere comunque capace di rivedere i propri timori alla luce dei fatti, confrontarsi con gli altri, modulare le emozioni. Il tratto è lo stesso (sospettosità), ma il funzionamento è diverso: c’è flessibilità, possibilità di scegliere, capacità di correggersi.

È proprio la distanza tra tratto e rigidità a distinguere ciò che è sano da ciò che diventa invalidante.

Perché si sviluppa un disturbo di personalità?

La ricerca mostra che non c’è una causa unica. I fattori che concorrono sono:

  • predisposizione genetica ed elementi temperamentali
  • esperienze affettive precoci (traumi, abbandoni, relazioni poco prevedibili)
  • modelli appresi nell’infanzia
  • fattori ambientali (instabilità familiare, invalidazione emotiva, mancanza di supporti)

Un aspetto fondamentale è che la personalità continua a formarsi fino ai primi anni dell’età adulta.
Per questo nell’adolescenza comportamenti come impulsività, sbalzi emotivi o difficoltà di regolazione possono essere fisiologici; se però diventano estremi, rischiosi o persistenti, è importante una valutazione specialistica.

Come si riconoscono i disturbi di personalità?

La valutazione non si basa solo sull’etichetta diagnostica, ma su dimensioni profonde del funzionamento, tra cui:

  • Identità: la persona ha un’immagine di sé coerente o oscilla drasticamente?
  • Relazioni: riesce a creare legami stabili e intimi o vive rotture frequenti e conflittuali?
  • Regolazione emotiva: le emozioni sono gestibili o diventano esplosive, travolgenti, incontrollabili?
  • Esame di realtà: interpreta gli eventi in modo realistico o attraverso filtri distorti?
  • Resilienza: come affronta stress, frustrazioni, conflitti?

Questi elementi permettono allo psicoterapeuta di comprendere il livello di funzionamento della personalità e di costruire un percorso veramente adeguato.

I principali disturbi di personalità (DSM-5)

Il DSM-5 mantiene ancora l’organizzazione in tre cluster, utile a descrivere il “colore emotivo” dei diversi funzionamenti.

Cluster A – modalità eccentriche o distaccate

  • Paranoide
  • Schizoide
  • Schizotipico

Cluster B – funzionamenti impulsivi, emotivi o drammatici

  • Borderline
  • Narcisistico
  • Istrionico
  • Antisociale

Cluster C – modalità ansiose o dipendenti

  • Evitante
  • Dipendente
  • Ossessivo-compulsivo di personalità

Ogni quadro ha una propria logica interna, fatta di credenze profonde, emozioni ricorrenti e strategie difensive specifiche.

Disturbi di personalità e adolescenza

Le famiglie spesso si chiedono: “Quando è semplice adolescenza e quando c’è qualcosa di più?”. Ricerche e domande comuni (“come si comporta un adolescente borderline?”, “come aiutare un figlio borderline?”) mostrano che c’è molta confusione su questo tema.

Segnali che meriterebbero attenzione:

  • oscillazioni emotive molto intense e rapide
  • relazioni fatte di idealizzazioni e svalutazioni
  • comportamenti impulsivi o autolesivi
  • paura profonda dell’abbandono
  • senso di vuoto cronico
  • episodi di rabbia improvvisa e difficile da controllare

In questi casi una valutazione specialistica può offrire un quadro chiaro, senza però etichettare prematuramente.

Adolescenza e personalità: perché non basta una diagnosi “statica”

L’adolescenza è una fase di vita in cui tutto è in movimento: il corpo cambia, il cervello si riorganizza, le relazioni si ridefiniscono e la costruzione dell’identità è un cantiere aperto.
Per questo motivo, parlare di disturbi di personalità in adolescenza richiede una grande cautela.

A differenza dell’adulto, l’adolescente non ha ancora completato la formazione delle strutture che regolano il pensiero complesso, la capacità di mentalizzare, l’integrazione dell’immagine di sé e degli altri, la tolleranza alle emozioni intense.
In altre parole: è un sistema che sta ancora prendendo forma.

Ecco perché non possiamo considerare la diagnosi come una fotografia fissa.
Molto più utile è osservare come il ragazzo o la ragazza sta affrontando i compiti evolutivi tipici della sua età, ad esempio:

  • la costruzione dell’identità e dell’autonomia
  • la capacità di separarsi gradualmente dalle figure genitoriali senza sentirsi abbandonato
  • la modulazione delle emozioni intense tipiche di questo periodo
  • il modo di entrare nei primi legami affettivi e di gestire frustrazioni e rifiuti
  • il rapporto con il gruppo dei pari

Il focus non è “ha o non ha un disturbo di personalità?”, ma come sta funzionando oggi, in questo passaggio delicato del ciclo di vita.

Come si curano i disturbi di personalità?

A differenza di altri disturbi psicologici, i disturbi di personalità non si trattano con percorsi brevi o protocolli standard. Il cuore della sofferenza risiede in strati profondi della persona: schemi affettivi-relazionali impliciti, memorie procedurali, modalità automatiche di percepire se stessi e gli altri.
Per questo la terapia richiede:

1. Tempo e continuità

Spesso un anno o più viene dedicato soprattutto a costruire:

  • una relazione terapeutica stabile
  • un senso di sicurezza
  • un’alleanza che possa reggere i momenti intensi

In questo processo possono emergere:

  • oscillazioni (“sto meglio / non torno più”)
  • drop-out e rientri
  • “prove” al terapeuta
  • reazioni impulsive o acting-out
  • aspettative idealizzate o svalutanti

Tutto questo fa parte del percorso: sono manifestazioni del funzionamento della personalità, che vengono comprese e trasformate dentro la relazione terapeutica, non giudicate.

2. Un lavoro mirato sui nuclei profondi

La terapia esplora:

  • come la persona vive le emozioni
  • come costruisce e rompe le relazioni
  • quali credenze automatiche guidano il suo comportamento
  • quali strategie difensive utilizza per proteggersi

Si lavora sulla regolazione emotiva, sulla consapevolezza, sulla capacità di mentalizzare, sulla possibilità di restare presenti e non agire impulsivamente.

3. Approcci basati sull’evidenza

Fra i più efficaci:

  • DBT (Dialectical Behavior Therapy)
  • approcci cognitivo-costruttivisti
  • psicoterapie psicodinamiche focalizzate sul funzionamento della personalità

Trattamento dei disturbi di Personalità: L’approccio del Centro Mera-Gorini

Per i disturbi di personalità, il nostro Centro offre un percorso altamente specializzato.
La referente è la dott.ssa Miriana Colanino, psicoterapeuta con esperienza clinica in comunità per adolescenti e giovani adulti con:

  • comportamenti autolesivi
  • difficoltà di regolazione emotiva
  • funzionamento borderline
  • relazioni instabili o conflittuali

Il suo approccio integra:

  • DBT
  • prospettiva cognitivo-costruttivista
  • lavoro sulla consapevolezza emotiva e corporea
  • attenzione costante alla relazione terapeutica come spazio di sicurezza e cambiamento

Il percorso viene calibrato sui bisogni della persona, con un’attenzione particolare ai momenti di vulnerabilità e alla possibilità di costruire nuove modalità di stare nelle relazioni.

Personalità: Quando chiedere una valutazione?

Può essere utile rivolgersi a uno psicoterapeuta quando:

  • le emozioni diventano difficili da gestire
  • le relazioni sono instabili, conflittuali o ripetono gli stessi schemi
  • si compiono gesti impulsivi o autolesivi
  • c’è un senso ricorrente di vuoto, rabbia o vergogna
  • si vive spesso la sensazione di essere fraintesi, attaccati o sotto giudizio

Un primo colloquio può aiutare a fare luce sul funzionamento della propria personalità — senza giudizi — e a comprendere quale percorso possa portare sollievo e stabilità.

La psicoterapia non cambia chi siamo, ma ci permette di conoscere il nostro funzionamento, ampliare gli schemi con cui rispondiamo alla vita e muoverci con più libertà. Gli scivoloni nei vecchi modi di reagire continueranno ad accadere, ma diventiamo sempre più capaci di rientrare nella nostra finestra di tolleranza, recuperare da una crisi e ritrovare un modo più autentico di essere in relazione con noi stessi e con gli altri

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