Di che cosa hanno bisogno ragazze e ragazzi mentre stanno diventando grandi? E’ da questa domanda che le pedagogiste Silvia Lamperti e Chiara Zuffrano hanno dato forma a SALTI: UNO SPAZIO DA CUI SPICCARE IL VOLO, il nuovo percorso in gruppo dedicato ai ragazzƏ.
“Salti” si inserisce all’interno del “Progetto Adolescenza“ del Centro Mera-Gorini Varese, che raccoglie iniziative rivolte ad adolescenti e adulti con l’obiettivo di creare spazi di ascolto, sperimentazione e riflessione intorno alle trasformazioni di questa fase della vita.
L’adolescenza come soglia
L’adolescenza è un tempo di passaggio, fatto di trasformazioni visibili e altre più nascoste, intime e potenti. Cambia il corpo, cambiano le relazioni, cambia il modo di pensare, sentire e guardare il mondo. Cambia anche il modo in cui ragazze e ragazzi guardano se stessi.
È un’età in cui ci si allontana, almeno in parte, da ciò che si era, senza avere ancora chiaro chi si diventerà. Per questo l’adolescenza può assomigliare a una soglia: un luogo sospeso tra un prima e un dopo, in cui si sperimentano possibilità, si fanno prove, si incontrano limiti e si cercano appartenenze. A volte con entusiasmo, altre con fatica, solitudine o disorientamento.
E proprio quando tutto sembra cambiare può diventare importante avere qualcosa che rimane, dei punti fermi e un luogo in cui tornare.
Per poter andare, abbiamo bisogno di poter tornare
Quando pensiamo alla crescita immaginiamo spesso un movimento in avanti: diventare autonomi, andare per la propria strada, prendere decisioni, costruire la propria identità. Sappiamo però che crescere in realtà non è quasi mai un processo lineare, ma è fatto di tentativi e ripensamenti, crisi e svolte. Per poter andare abbiamo spesso bisogno di sapere di poter tornare, di ritrovare accanto qualcuno che possa accogliere e sostenere anche i momenti di incertezza e cambiamento.
Un rifugio non è un luogo che protegge da tutto ciò che è difficile. È piuttosto uno spazio in cui poter abbassare per un momento le difese, fermarsi, sentirsi accolti.
Per un adolescente può significare poter stare con gli altri senza dover continuamente dimostrare qualcosa, non essere necessariamente quello simpatico, quello forte, quello bravo a scuola, quello sempre sicuro di sé. Non dover avere una risposta pronta. Non dover raccontare ciò che non si è ancora pronti a dire.
Semplicemente, poter essere così come si è. E da lì, eventualmente, ripartire.
Perché un gruppo?
Durante l’adolescenza il gruppo dei pari assume un’importanza preziosa. Nel confronto con gli altri si scoprono parti di sé, si sperimentano nuovi modi di stare in relazione, si cercano conferme e, allo stesso tempo, si prova a differenziarsi.
Sentirsi dentro o fuori, essere scelti o esclusi, sentirsi simili oppure diversi sono esperienze che possono avere un valore importante nella costruzione dell’identità.
Per questo un gruppo pensato per adolescenti può diventare qualcosa di più di uno spazio di incontro: può essere un laboratorio di relazioni.
Un luogo in cui accorgersi che alcune domande che sembrano soltanto proprie appartengono anche ad altri, che avere dubbi non significa essere sbagliati, che sentirsi fuori posto, qualche volta, non significa necessariamente essere soli.
Poter comunicare al di là delle parole
Non sempre ciò che si vive è immediatamente dicibile. Soprattutto durante l’adolescenza, trovare le parole per raccontare ciò che accade dentro può richiedere tempo.
Per questo nei nostri incontri utilizziamo linguaggi differenti: dialogo e confronto, ma anche immagini, arte, scrittura autobiografica e poetica, collage, fotografia, libri ed esperienze creative. I linguaggi creativi permettono di esplorarsi senza la necessità di spiegarsi, lasciando emergere significati nuovi e possibilità di racconto di sé. Anche questi sono modi per conoscersi.
Il disagio adolescenziale non è solo un problema da risolvere
Quando si parla di adolescenza, lo sguardo degli adulti si concentra spesso sulle difficoltà: ritiro sociale, ansia e depressione, conflitti e relazioni difficili, stress da prestazione scolastica, confusione sul corpo e sul consenso, paura del futuro. Ma l’adolescenza è anche curiosità, desiderio, sperimentazione e possibilità.
Accompagnare un adolescente significa non solo accogliere le fatiche, ma creare spazi di incontro e relazioni in cui esplorarsi, confrontarsi e dare significato alle proprie esperienze, senza dover avere già tutte le risposte.
L’idea pedagogica che sostiene SALTI è quella di costruire e accompagnare il gruppo perché possa diventare un luogo accogliente e, insieme, uno spazio di esperienza: un contesto in cui ciascuno possa incontrare gli altri, scoprire qualcosa di sé e sperimentare i propri “salti”, intesi come passaggi, possibilità di apprendere, cambiare, provare nuove posture e nuovi modi di stare nel mondo.
Ci accompagna, in questo senso, il pensiero pedagogico di Riccardo Massa, per il quale l’esperienza educativa prende forma dentro un campo intenzionalmente predisposto: uno «spazio protetto e provvisorio di avventura possibile», capace di prendere le mosse dalla vita per poi tornare ad essa.
SALTI vuole offrire a ragazze e ragazzi un luogo in cui poter essere come sono, mentre stanno diventando.
Perché accompagnare un adolescente, per noi, significa proprio questo: creare le condizioni perché possa sperimentare, confrontarsi e scegliere come, quando e verso dove saltare.
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