Prendersi cura della persona, non solo del “disturbo”
Ottobre è un mese speciale per chi si occupa di benessere psicologico e neurodivergenze.
È dedicato alla consapevolezza sull’ADHD e include la Giornata mondiale della salute mentale (10 ottobre): due ricorrenze che ci invitano a riflettere sul significato profondo di “cura”.
Cura non come mera eliminazione di sintomi, ma come presa in carico della persona, della sua storia e dei suoi bisogni complessi di salute mentale.
Oltre gli stereotipi: comprendere la complessità dell’ADHD
L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è ancora oggi spesso frainteso e ridotto all’immagine di una difficoltà di concentrazione o di un’eccessiva vivacità nei bambini.
In realtà, si tratta di un funzionamento neurobiologico complesso, presente in ogni fase della vita, che caratterizza il modo in cui una persona percepisce, elabora e reagisce agli stimoli del mondo.
Riguarda bambini, adolescenti e adulti ADHD, e coinvolge la regolazione dell’attenzione, delle emozioni, della motivazione, della sensorialità e dell’energia.
Le persone ADHD vivono il mondo con intensità, curiosità e sensibilità elevate: qualità che possono essere grandi risorse, ma che diventano fonte di fatica quando non sono comprese o supportate nel modo giusto, portando a una maggiore vulnerabilità agli stati di stress, all’ansia e ai disturbi dell’umore.
Quando l’ADHD incontra la depressione
Molte persone ADHD sperimentano, nel corso della vita, episodi di depressione.
Spesso si tratta di una forma di depressione reattiva, legata al senso di fallimento, alla frustrazione di non riuscire a rispettare aspettative o scadenze, o all’esperienza di sentirsi costantemente “fuori posto”.
La difficoltà nel mantenere la motivazione e la fatica nel portare a termine i progetti possono alimentare un circolo vizioso di autostima bassa, autosvalutazione e demoralizzazione.
Comprendere questo legame è il primo passo per interromperlo e iniziare a ricostruire un senso di efficacia personale e fiducia nelle proprie capacità.
Ansia e ADHD: un sistema nervoso sempre in allerta
L’ansia è una delle compagne più presenti nella vita delle persone ADHD.
La mente ADHD tende a restare sempre “accesa”, come se non riuscisse mai a rilassarsi del tutto.
Spesso c’è la costante sensazione di dover controllare tutto: non dimenticare un impegno, non fare errori, non deludere le aspettative.
Questo stato di iper-vigilanza nasce dal tentativo di adattarsi a un mondo organizzato per modalità di funzionamento diverse.
Nel tempo, però, questa tensione continua può diventare un peso: porta a sovraccarico, stanchezza cronica e difficoltà di concentrazione, riducendo la capacità di riposare, rigenerarsi e sentirsi presenti nel momento…creando un circolo vizioso difficile da spezzare.
I pensieri intrusivi e la mente che non si ferma mai
La mente ADHD è vivace, associativa, costantemente in movimento.
Questa rapidità può tradursi in pensieri intrusivi, rimuginio e autoanalisi continua, soprattutto nei momenti di quiete.
Spesso la mente ADHD non riesce a “staccare”: riempie il silenzio con mille ipotesi, timori e analisi di ciò che è accaduto o potrebbe accadere.
Imparare a osservare i propri pensieri con curiosità, anziché lasciarsene travolgere, è una competenza preziosa che favorisce calma e lucidità.
Disregolazione emotiva: quando le emozioni diventano travolgenti
Un altro aspetto centrale, ma ancora poco conosciuto, è la disregolazione emotiva.
Le persone ADHD vivono le emozioni in modo intenso e rapido: entusiasmo, rabbia, delusione o tristezza possono cambiare nel giro di pochi minuti.
Non è “drammaticità”, ma un diverso modo in cui il sistema nervoso processa gli stimoli.
Senza strumenti adeguati, questa fluttuazione emotiva può portare a vergogna, impulsività o conflitti relazionali.
Imparare a leggere le proprie emozioni e riconoscerne i segnali corporei permette di rispondere con consapevolezza, invece di reagire d’impulso.
Il ruolo di un coach con formazione sanitaria in ambito psichiatrico
Nel panorama attuale esistono diversi tipi di supporto per le persone ADHD.
Tra questi, il coach con formazione sanitaria in ambito psichiatrico rappresenta un punto d’incontro tra la competenza clinica e l’approccio orientato al cambiamento.
Non si tratta di un coaching motivazionale o basato sulla performance, ma di un percorso che tiene conto della salute mentale, delle emozioni e delle caratteristiche neurobiologiche della persona.
Questo tipo di coach aiuta a sviluppare strategie concrete per affrontare la vita quotidiana, migliorare l’organizzazione, gestire l’energia e le relazioni, promuovendo allo stesso tempo consapevolezza e autocompassione.
L’obiettivo non è “normalizzare”, ma armonizzare: permettere a ciascuno di conoscersi, accettarsi e costruire attraverso strategie concrete e cucite sulle peculiarità della persona un equilibrio sostenibile, in linea con il proprio esclusivo e unico modo di funzionare.
Una figura poco conosciuta, ma fondamentale
Una figura professionale che incarna questo approccio è quella del tecnico della riabilitazione psichiatrica: un professionista sanitario che, quando adeguatamente formato sulle neurodivergenze come ADHD e autismo, può offrire un supporto prezioso e integrato.
In questi casi, la sua competenza clinica si unisce alla capacità di affiancare la persona ADHD nella costruzione di strategie di autoregolazione, autonomia e benessere psichico.
Quando questa professionalità si integra con il coaching, nasce un percorso psicoeducativo e pratico, che unisce conoscenza scientifica, strumenti riabilitativi e attenzione alle risorse individuali.
Che significa quindi prendersi cura della mente ADHD?
Prendersi cura della mente ADHD significa riconoscerne la complessità e imparare ad accoglierla, invece di combatterla.
È dare valore a un modo di funzionare diverso, ma non sbagliato, che merita comprensione, tempo e strumenti adeguati.
Occuparsi della propria salute mentale non è un segno di debolezza: è un atto di coraggio e di responsabilità verso sé stessi.
Ottobre, mese dedicato alla consapevolezza sull’ADHD e alla salute mentale, diventa allora un invito a fermarsi, respirare e iniziare a prendersi cura di sé con gentilezza e strumenti appropriati.

A cura di
Evin Nagm
Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica e coach ADHD specializzata con Master in Disturbi del Neurosviluppo.
Si occupa di percorsi (ri)abilitativi di psicoeducazione e coaching per persone ADHD e/o autistiche, affiancando alle strategie evidence-based tecniche di mindfulness dinamica e adattata, strumenti di teatroterapia come il roleplaying situazionale ed educazione alla sensorialità.
Se senti che è il momento di comprendere meglio il tuo funzionamento ADHD e trovare strategie pratiche per stare meglio, puoi farlo insieme a me.
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