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Fluidità di genere: Come se ne parla coi propri figli?

Questo articolo non prende posizione su dibattiti ideologici o politici legati alla comunità LGBTQ+, ma prova a interrogarsi su come il tema della fluidità di genere possa entrare nel dialogo familiare e su che cosa aiuti davvero ragazzi e ragazze a vivere le proprie esplorazioni identitarie nel modo più tutelante possibile.

Fluidità di genere e Genitori spiazzati

Quando un figlio o una figlia parla di genere in modo nuovo, fluido, diverso da come lo avevate immaginato, è normale sentirsi spiazzati. Molti genitori raccontano di aver provato paura, confusione, senso di colpa, a volte persino il timore di aver “perso” il proprio figlio. E si attivano cercando immediatamente risposte o “soluzioni” a presunti problemi, prima ancora di averli compresi.

È importante dirlo subito: non c’è nulla di sbagliato nel non sapere cosa fare.
L’adolescenza è un tempo in cui anche i genitori devono attraversare una fase di non-sapere.

Molti ragazzi, oggi, usano il linguaggio del genere per parlare di sé. È il linguaggio che la loro generazione ha a disposizione per dire qualcosa di profondo: del corpo che cambia, del sentirsi diversi, del bisogno di appartenere, del desiderio di essere visti senza vergogna. Questo non significa che ogni parola detta oggi definisca per sempre chi vostro figlio sarà domani.

Parlare per pensare: Non tutto ciò che viene detto è una decisione

Uno degli equivoci più dolorosi per i genitori è pensare che ogni affermazione del figlio sia una scelta definitiva.
In adolescenza, molto spesso, le parole servono a esplorare, non a fissare.

Dire “mi sento così” non significa sempre dire “sarò così per sempre”. A volte significa: “sto cercando di capire chi sono”, “sto provando a dare un nome a qualcosa che mi confonde”, “ho bisogno che tu mi ascolti senza spaventarti”.

Prendere sul serio ciò che vostro figlio dice non vuol dire correre a fare tutto subito.
Vuol dire restare in ascolto, anche quando l’ascolto è scomodo o incerto.

La cosa più importante: restare in relazione

Alcuni genitori temono che una parola sbagliata, un’esitazione, una domanda mal posta possa rompere il legame. In realtà, ciò che più di tutto protegge vostro figlio non è la risposta perfetta, ma che la relazione resta viva.

Un figlio può tollerare un genitore che non capisce tutto. Fa molta più fatica a tollerare un genitore che si chiude, si irrigidisce o agisce per paura. Dire: “Non so bene cosa significhi, ma voglio capirti” è spesso molto più utile che dire qualcosa di giusto ma freddo.

“Cosa dobbiamo fare?”, è una domanda comprensibile, ma spesso arriva troppo presto. Non sempre, davanti a questi temi, c’è “qualcosa da fare”. A volte c’è qualcosa da tenere, da attraversare, da pensare insieme.

Molte scelte che oggi vi sembrano enormi non devono essere prese subito. Il tempo, in adolescenza, non è un nemico: è una risorsa. Permettete a vostro figlio di parlare, di cambiare idea, di fare domande, di non essere coerente. La crescita non è mai lineare. A volte c’è bisogno di esplorare scenari molteplici, per trovare la propria strada… e per farlo in modo costruttivo, è bene poter contare sulla fiducia di un legame che faccia da base sicura, supportando l’esplorazione senza sparire, trattenere forzatamente o minacciare ripercussioni.

Il tema del genere divide anche voi?

Quando un figlio o una figlia parla di fluidità di genere, a volte non emerge solo una difficoltà individuale, ma una frattura tra gli adulti che se ne prendono cura. Capita che i genitori si trovino su posizioni molto diverse, talvolta opposte, e che il confronto diventi rapidamente uno scontro.

Uno tende a minimizzare: “È solo una fase, non diamogli peso.” L’altro si allarma: “Non possiamo far finta di niente, dobbiamo intervenire subito.” Oppure uno spinge verso l’accoglienza totale, l’altro teme che così si stia incoraggiando una confusione.

In queste situazioni è importante fermarsi un momento e riconoscere una cosa essenziale: il conflitto tra voi non è secondario, e vostro figlio lo percepisce molto più di quanto immaginiate.

Quando il genere diventa un campo di battaglia

Il tema del genere, soprattutto oggi, è un terreno altamente sensibile. Attiva convinzioni profonde, storie personali, valori, paure, idee di normalità, talvolta anche ferite non elaborate. Per questo può accadere che la questione del figlio diventi, senza volerlo, il luogo in cui si giocano tensioni preesistenti: chi ha ragione, chi è più competente, chi è più moderno, chi più prudente.

Ma quando il conflitto si irrigidisce, il rischio è che il figlio smetta di essere un soggetto da comprendere e diventi l’oggetto di una contesa. Non perché lo vogliate, ma perché la paura rende tutti più rigidi.

Come gestire il confronto di opinioni

Un punto fondamentale, spesso frainteso, è questo: vostro figlio non ha bisogno che voi la pensiate allo stesso modo su tutto, ma ha bisogno che il vostro disaccordo non lo travolga.

Può tollerare differenze di opinione. Fa molta più fatica a tollerare che il suo vissuto diventi il motivo per cui gli adulti litigano, si delegittimano o si squalificano a vicenda.

Quando un figlio sente che ciò che dice “spacca” gli adulti, può succedere che:

  • smetta di parlare
  • radicalizzi le proprie posizioni
  • oppure senta di dover scegliere da che parte stare

Nessuna di queste strade aiuta la crescita. Anche quando non siete d’accordo, potete fare una cosa molto importante: proteggere vostro figlio dal dover reggere il vostro disaccordo.

Questo significa, ad esempio:

  • non chiedergli di schierarsi
  • non usarlo per confermare la propria posizione
  • non parlare di lui come se fosse assente quando è presente

Anche voi avete diritto di essere accompagnati

Un aspetto spesso dimenticato è che anche i genitori hanno bisogno di spazio.
Spazio per fare domande, per esprimere dubbi, per nominare le proprie paure senza sentirsi giudicati.

Non siete obbligati a essere subito tranquilli, aperti, sereni. Siete però invitati a non essere soli.

Chiedere un confronto, un sostegno, un luogo in cui pensare insieme non significa tradire vostro figlio. Significa prendervi cura della relazione con lui.

Abbracciare la complessità

La crescita non avviene perché qualcuno decide al posto di un altro, ma perché qualcuno accompagna senza spingere e senza tirarsi indietro.

Vostro figlio non vi chiede di essere perfetti, né di essere subito allineati. E nemmeno di avere subito tutte le risposte. Molto più spesso vi sta chiedendo di restare, anche quando non capite tutto. Vi chiede, anche senza dirlo, di non trasformarlo nel problema da risolvere, né nel simbolo di ciò che vi divide.

La crescita avviene più facilmente quando gli adulti, anche nelle differenze, riescono a tenere insieme la complessità senza spezzarla.

Se questi argomenti ti risuonano, faccelo sapere! puoi condividere i tuoi vissuti, dubbi, pensieri… Ogni esperienza è preziosa.

Bibliografia consigliata

Se l’argomento della fluidità di genere vi interessa, ecco alcuni consigli di lettura:

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