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Oltre il sintomo: l’intersoggettività e la ricerca dell’autenticità in psicoterapia

Oggi molte persone si rivolgono allo psicoterapeuta non tanto per un sintomo specifico e circoscritto, quanto per un malessere vago eppure pervasivo: una fatica a “sentirsi autentici”. È un senso di “mancanza di certezza” nelle proprie esperienze, come se i propri atti, vissuti o emozioni non venissero percepiti come veramente propri, ma come se transitassero in una sorta di “limbo” affettivo. Questo vissuto di inautenticità, che rende la vita “sbiadita” o “desaturata”, è spesso il punto di partenza per comprendere un concetto chiave della psicologia moderna: l’intersoggettività.

Che cos’è l’Intersoggettività?

Mentre il sistema dell’attaccamento è finalizzato alla ricerca di protezione e sicurezza in momenti di pericolo, l’intersoggettività ha una funzione diversa: comunicare e condividere la propria esperienza interna con gli altri. È una motivazione primaria dell’essere umano che ci spinge a cercare una “compagnia mentale”, permettendoci di leggere le intenzioni, le emozioni e gli obiettivi del prossimo.

Nello sviluppo, l’intersoggettività si manifesta come una “danza” tra caregiver e bambino, dove i segnali emotivi vengono scambiati in modo intuitivo e automatico. Quando questo processo funziona, il bambino non solo si sente protetto, ma si sente riconosciuto come soggetto con una propria vita mentale.

L’Intersoggettività come motore del cambiamento

In psicoterapia, l’intersoggettività non è solo un concetto teorico, ma il campo stesso in cui avviene il cambiamento. La mente non è una “monade isolata”, ma è intrinsecamente relazionale. Il processo terapeutico crea un “campo intersoggettivo” in cui paziente e analista si influenzano a vicenda costantemente.

Il cambiamento avviene attraverso:

La Co-regolazione: Terapeuta e paziente coordinano i loro stati di coscienza, promuovendo nel paziente un senso di agency (capacità di agire nel mondo) e di coerenza delle proprie esperienze.

La Conoscenza Relazionale Implicita: Molto del lavoro terapeutico passa per la comunicazione non verbale e procedurale, permettendo di riparare “traumi latenti” derivanti da antiche mancanze di regolazione affettiva.

L’Intersoggettivo Terzo: La capacità di mantenere contemporaneamente la prospettiva propria e quella dell’altro, evitando di cadere in dinamiche rigide di “chi fa” e “chi subisce”.

La sfida dell’Autenticità nel presente

Perché oggi è così difficile sentirsi “autentici”? L’autenticità non riguarda solo i contenuti di ciò che sentiamo, ma la relazione tra ciò che facciamo e il flusso spontaneo della nostra esperienza in quel momento.

Spesso l’inautenticità emerge quando il sé si organizza su identificazioni dissociate per adattarsi a un ambiente che è stato percepito come incomprensibile o pericoloso. In questi casi, il “gesto” della persona — pur originando fisicamente da lei — non viene sentito come “veramente suo”. Come suggerisce la ricerca, l’autenticità si nota soprattutto quando manca: si avverte come una perdita di vitalità, spontaneità e creatività.

Psicoterapia: ritrovarsi nell’incontro

La psicoterapia moderna mira a trasformare una “soggettività agente” (agire meccanicamente nel mondo) in una “soggettualità percepita” (sentirsi il vero autore delle proprie azioni).

Il senso di autenticità rinasce proprio all’interno di una relazione intersoggettiva capace di rispecchiamento e riconoscimento. Quando il paziente si sente compreso e accolto senza giudizio, può finalmente iniziare a “esistere in pace” e a riappropriarsi della propria verità interiore. Sentirsi autentici significa poter dire di un’esperienza: “È mia, è vera, e sono io che la sto generando”.

Mera-Gorini, un approccio condiviso: la relazione al centro

Presso il Centro Mera-Gorini, questa attenzione alla dimensione relazionale e all’intersoggettività costituisce il cuore pulsante dell’attività clinica. Sebbene le nostre psicoterapeute provengano da cornici teoriche differenti, condividono tutte un assunto fondamentale: il cambiamento avviene attraverso l’incontro. Crediamo fermamente che la mente non sia un’entità isolata, ma si costruisca e si trasformi costantemente all’interno di un sistema di influenze reciproche. È in questo “campo intersoggettivo” che i vissuti di inautenticità possono essere accolti e trasformati in una nuova consapevolezza di sé.

Il blocco evolutivo e la ricerca del proprio ritmo

In questo contesto, la Dott.ssa Colanino dedica particolare attenzione al lavoro con adolescenti e giovani adulti (18-30 anni) che vivono un momento di stallo. Spesso, il malessere si manifesta come un “blocco” in ambiti cruciali — come l’università, il lavoro o i progetti personali — accompagnato dalla pesante sensazione di essere “in ritardo” rispetto a scadenze sociali o modelli esterni.

Sotto questo senso di ritardo si nasconde spesso una vera crisi di autenticità: la fatica di distinguere ciò che è davvero proprio da ciò che è stato imposto o interiorizzato per compiacere gli altri. Il percorso terapeutico con la dott.ssa Colanino si propone di:

Creare uno spazio protetto: Un luogo dove fermarsi senza la pressione di doversi adattare a tempi predeterminati.

Rimettere al centro l’autenticità: Lavorare sulla propria storia e sul proprio ritmo personale per costruire una “linea del tempo” che sia sentita come vera e soggettiva.

Esplorare l’identità in libertà: Offrire un ascolto aperto e curioso su tematiche legate al genere e all’orientamento sessuale, lontano da definizioni rigide.

Attraverso una relazione terapeutica autentica e accogliente, basata sulla fiducia e sulla partecipazione attiva, l’obiettivo non è semplicemente “sbloccarsi” per rimettersi in carreggiata, ma ritrovare l’energia e il senso di agency necessari per compiere scelte che siano finalmente libere e profondamente proprie. Trasformare il malessere in movimento significa, in ultima analisi, tornare a esistere in pace con se stessi

Per approfondire:

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