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Foto di famiglia: una lettura pedagogica delle transizioni familiari

Che cosa succede a una famiglia quando cambia? Una riflessione sullo sguardo pedagogico e sul ruolo della consulenza nei momenti di transizione della vita familiare.

Di Silvia Lamperti, pedagogista

La famiglia è una fotografia in continuo movimento

“Dai, forza, mettiamoci tutti in posa per una bella foto di famiglia!”

Proviamo a immaginare una famiglia che cerca di organizzarsi per scattare una fotografia. Una famiglia piccola o più estesa, con i bambini che corrono, i nonni che raggiungono il gruppo lentamente e gli adulti già pronti. E quando sembra che ci siano tutti, qualcuno guarda dall’altra parte rispetto all’obiettivo, qualcun altro fa una smorfia, oppure arriva una folata di vento che scompiglia i capelli davanti agli occhi e solleva una gonna. O ancora: due fratelli hanno appena litigato e non hanno alcuna intenzione di sedersi vicini sfoggiando un bel sorriso, la mamma ha appena ricevuto una telefonata di lavoro di domenica — proprio non ci voleva — e così via. Ci mettiamo tutti in piedi? Qualcuno si siede sul prato? Guardiamo avanti o ne facciamo una più spontanea?

Mi viene in mente questa scena per raccontare ciò che accade durante i momenti di consulenza pedagogica, quando incontro coppie di genitori, madri, padri o figli. Infatti, superati i primi momenti di conoscenza più generale, si comincia a raccontare con chi si vive e con chi si è cresciuti: il racconto cerca di tracciare un profilo che assomiglia molto a un’istantanea di famiglia.

Spesso, però, questa “foto” è un’immagine in continuo movimento, con personaggi che cambiano nel corso degli anni, qualcuno che non viene volutamente nominato e contorni che si fa fatica a mettere a fuoco.

Famiglie fragili? Serve una visione prospettica

A volte ci accorgiamo che ciò che funzionava prima non sembra funzionare più.

Dai dialoghi emerge come vulnerabilità, sensibilità e instabilità siano tratti costitutivi delle dinamiche familiari. E queste componenti si rifletteranno poi anche nella comunità esterna. All’inizio apparteniamo a un nucleo d’origine, ma nel tempo ci orientiamo verso una comunità che scegliamo di abitare.

Si dice spesso che le famiglie siano fragili, ma una lettura pedagogica mostra come questa condizione appartenga alla loro stessa natura. La famiglia è infatti soggetta a continue trasformazioni interne (i componenti che la formano cambiano) ed esterne (tutte le relazioni circostanti si evolvono nel tempo). Non si può racchiudere una famiglia nello spazio di un’istantanea, proprio a causa dei costanti mutamenti che la caratterizzano.

Se ci pensiamo, nasciamo tutti come figli, ma poi possiamo sperimentare la maternità, la paternità, la fratellanza e molti altri legami. Qualcuno si aggiunge e qualcuno si allontana, noi stessi possiamo cambiare casa e perfino gli amici di una vita non sono sempre gli stessi.

Inoltre, la famiglia è il luogo primario in cui si accoglie la vulnerabilità di ciascuno: quando si origina con tutte le sue novità e le sue incertezze, quando sperimenta l’emozione della coppia in attesa o lo stravolgimento dei ritmi con l’arrivo del primo figlio, fino all’impatto delle pressioni esterne (il lavoro, il contesto sociale, le frequentazioni, le famiglie d’origine…).

La consulenza pedagogica: accompagnare nel cambiamento per diventare protagonisti attivi

Sono tanti gli scossoni — emotivi, fisici, sociali — e i delicati passaggi di trasformazione che mettono la famiglia alla prova:

  • la nascita di un figlio
  • l’ingresso nell’adolescenza e le relative incomprensioni
  • nuovi equilibri di coppia
  • responsabilità inattese
  • valori genitoriali che non dialogano più
  • stili educativi differenti
  • …

Ognuna di queste transizioni fa emergere limiti, ma anche potenzialità e risorse nello sforzo costante di riprogettare le proprie traiettorie.

In questi momenti di transizione, lo sguardo pedagogico si propone di accompagnare sia gli adulti sia i minori verso la consapevolezza di nuove prospettive.

Le metodologie adottate puntano a rendere i diretti interessati protagonisti attivi del processo, senza pretendere di fornire ricette o soluzioni veloci. Attraverso il dialogo e l’ascolto reciproco si cerca di comprendere le origini del proprio smarrimento; grazie a momenti di narrazione di sé ci si ricolloca all’interno della propria storia di formazione, per poi osservare l’esperienza attraverso l’esercizio della riflessione condivisa.

La scrittura autobiografica

Come pedagogista, scelgo di frequente la scrittura autobiografica come snodo centrale della consulenza. Nel percorso di crescita genitoriale, infatti, la propria storia affettiva e relazionale gioca un ruolo chiave nel determinare lo stile di cura che si adotta.

La narrazione di sé si rivela uno strumento prezioso per riportare alla memoria e rielaborare i passaggi lontani della propria esperienza di figli, così da guardare con maggiore consapevolezza ai comportamenti che oggi mettiamo in atto come genitori.

La nostra storia comincia sempre da quella di chi ci ha preceduto: è fondamentale riordinare ricordi e immagini, sapendo guardare indietro per capire da dove veniamo, comprendere ciò che siamo e scoprire cosa possiamo diventare. È un processo possibile solo se riusciamo a dare un senso a ciò che di positivo o di doloroso ha segnato il nostro percorso formativo.

La dimensione esistenziale e progettuale

In conclusione, lo sguardo pedagogico intende accompagnare gruppi, coppie o singoli individui attraverso i momenti esistenziali di transizione e cambiamento: la maternità e la paternità, la matrescenza, una svolta lavorativa, l’adolescenza, la nascita di un nuovo nucleo familiare e tutte quelle fasi in cui la famiglia è chiamata a ridefinire i propri equilibri.

Lo fa ponendo al centro la dimensione esistenziale e progettuale della persona. Si cercano così le risposte a interrogativi profondi:

  • Quale direzione possiamo prendere come genitori?
  • Quali nuove scelte posso compiere come madre per ritrovare serenità?
  • Come posso costruire un’identità coerente integrando i diversi frammenti che mi compongono?

Le transizioni familiari sono terreni di passaggio — da un prima a un dopo, da un dentro a un fuori — capaci di definire le storie personali e di fare emergere, di volta in volta, i limiti della fragilità ma anche le sue straordinarie potenzialità, nel costante movimento di riprogettazione della propria traiettoria di vita, individuale e condivisa.

Oltre queste righe… Il Progetto Adolescenza

Le riflessioni condivise in questo articolo fanno parte dello sguardo pedagogico che anima il Progetto Adolescenza del Centro di Psicologia Mera-Gorini, un progetto multidisciplinare in cui psicologi-psicoterapeuti, pedagogisti e figure che utilizzano i linguaggi artistici-espressivi, lavorano insieme per accompagnare adolescenti e famiglie nei passaggi più delicati della crescita.

Nelle prossime settimane presenteremo anche “Tra radici e ali – Genitori in ascolto”, un nuovo percorso dedicato ai genitori, nato per offrire uno spazio di ascolto, confronto e riflessione condivisa.

Perché ogni cambiamento che attraversa un figlio coinvolge, in modi diversi, anche gli adulti che gli stanno accanto.

Consulenza pedagogica – Dott.ssa Silvia Lamperti

Sono una pedagogista e tutor presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, specializzata nel disagio educativo, nell’inclusione sociale e nella pedagogia narrativa. Il mio approccio pone al centro rigore metodologico, postura riflessiva e scrittura di sé come strumenti trasformativi, coniugando l’intervento pedagogico sul territorio con la ricerca universitaria.

Mi dedico con passione alla consulenza per minori e genitori, alla conduzione di gruppi, tra cui cerchi di mamme, formazione per genitori…) e alla progettazione di percorsi educativi sui temi dell’affettività, accompagnamento nei passaggi di cambiamento, autobiografia e Philosophy for children.

Presso il Centro di Psicologia Mera-Gorini ricevo per percorsi di consulenza pedagogica rivolti a genitori, adolescenti, bambini e giovani adulti nei momenti di transizione e cambiamento.

Altre informazioni su di me…

Ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca con indirizzo consulenza e pratiche filosofiche, preceduta dalla Laurea in Scienze dell’Educazione.
Sono qualificata come Teacher in Philosophy for Children (CRIF) e ho arricchito costantemente il mio profilo con una solida formazione continua nel campo epistemologico dell’Etica delle relazioni (filosofi come Levinas, Derrida ,Arent, Mortari), attraverso la Clinica della Formazione (studi e ricerche pedagogiche di Riccardo Massa), con lo studio metodologico della scrittura autobiografica come pratica per la cura di sè (Duccio Demetrio), nell’educazione affettiva e nel supporto alle fragilità adolescenti.

Sul piano educativo e territoriale ho svolto per una decina di anni la professione di educatrice in servizi educativi rivolti a preadolescenti ed adolescenti con fragilità socio-educative. Da qualche anno svolgo attività di consulente pedagogica e formatrice presso centri specialistici (tra cui il Centro Meraki) e istituti scolastici della provincia di Varese, occupandomi di percorsi di mentoring, laboratori di Philosophy for Children, formazione per educatori e sostegno scolastico.

In ambito universitario sono Cultrice della Materia, tutor e correlatrice di tesi per gli insegnamenti di Consulenza nel Disagio educativo presso l’Università di Milano-Bicocca, oltre ad essere referente di percorsi di orientamento PNRR (Essere studenti e studentesse: narrare la propria esperienza per costruire conoscenza e orientare il proprio futuro”, Scuole Secondarie di II grado).

Altre pagine dedicate al tema dell’Adolescenza e delle Relazioni Familiari:

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